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Duomo dei Santi Lorenzo e Barbara

I lavori per la costruzione del Duomo dedicato ai Santi Lorenzo e Barbara iniziarono nel 1422 su un'area dove probabilmente sorgeva una chiesa dedicata ai Santi Simone, Giuda e Agata come indica un'iscrizione, parzialmente visibile ancora oggi, all'esterno della costruzione presso il campanile. Dopo numerose interruzioni dei lavori e modifiche la chiesa fu finalmente consacrata nel 1569. Nel corso dei secoli ha subito  varie opere di abbellimento, soprattutto verso la fine del Cinquecento, in epoca medicea, in particolare nel periodo della granduchessa Cristina di Lorena, quando sono state realizzate le due navate laterali ed arredi in marmo tra cui l'altare maggiore ed il pulpito, attribuito a Jacopo Benti. Successivi abbellimenti ed ampliamenti sono stati eseguiti nel corso dell'Ottocento. Dopo la Seconda Guerra Mondiale - durante la quale fu danneggiata da un bombardamento aereo - è stata sottoposta a interventi di restauro. Oggi, data la presenza dei numerosi manufatti in marmo e di marmi policromi, il Duomo è considerato un vero e proprio museo del marmo. All'interno si possono ammirare gli otto altari laterali alternati a confessionali di gusto barocco ed il Fonte Battesimale, opera attribuita a Donato Benti realizzata in marmo ornato da notevoli bassorilievi e l'altare maggiore, del 1570, ricco di marmi policromi e rinnovato nel 1683 da Jacopo Benti. Vi sono, inoltre, pregevoli opere di pittori seicenteschi: Aurelio Lomi (Madonna del Sacro Cingolo con i Santi Tommaso, Paolo e Pietro), Filippo Martelli (Madonna con i Santi Damiano e Caterina nella Cappella del Rosario), Domenico Cresti (La Pentecoste, già appartenente alla Galleria degli Uffizi e donata dal granduca Leopoldo), Giovanni Marracci (Madonna tra i Santi Pellegrino, Nicola di Bari, Raffaele, Antonio da Padova e Caterina d'Alessandria sull'altare dedicato a S. Antonio). Nella Cappella della Madonna del Soccorso in stile barocco  è conservata l'omonima pittura ad olio su lavagna, copia della Madonna in Vallicella del Rubens. Tra gli oggetti sacri di fine oreficeria si ricorda la croce astile capitolare comunemente detta Croce d'oro del Pollaiolo, attribuita a Francesco Marti (1489, conservata oggi in sacrestia).

 


 

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