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Pro Loco Seravezza

Ripa

Altezza:  35,7 –  35,9 m. s.l.m.
Abitanti: 1625 al 31 luglio 2008 (al censimento 2001 erano 1308)
Chiesa: Chiesa di Sant’Antonio Abate
Patrono: : SS. Ippolito e Cassiano, San Luigi
Eventi e Tradizioni: Manifestazioni legate alla contrada “La Lucertola” a cui appartiene il paese (Palio dei Micci, 1° domenica di maggio), Fiera di San Luigi (21 giugno).

 

POSIZIONE GEOGRAFICA

Ripa è una frazione del comune di Seravezza, situata ai piedi del Monte di Ripa, in posizione  strategica e in prossimità dei colli dove sorsero le rocche turrite di Corvaia e Vallecchia. In realtà Ripa controlla, attualmente, al posto degli scomparsi castelli feudali, l’accesso alla pianura per coloro che provengono dalla Montagna, da Seravezza, dall’Alta Versilia e dalla Garfagnana. Come la vicina Pozzi, è formata da varie borgate, più o meno sparse, che sono: “la Chiusa”, “Pergolone”, “Bertozzi”, “Lavacchino”, “Embricione”, “Castiglione”, “Foccola”, “Pescarella”, “Mignano”, “Da Garfagnini”, “Poggio di Ripa” e Monte di Ripa.

 

STORIA

Per quanto riguarda l'origine del toponimo esistono interpretazioni diverse: alcuni la vogliono far derivare dal latino RUPE-RUPIS (la rupe) per la sua posizione rispetto al fiume Versilia, altri da RIPA-RIPAE (la riva), in riferimento a quando le acque del mare lambivano la collina. È molto difficile definire con esattezza storica le origini del paese e chi furono i primi abitanti: Italo Stagi accenna al territorio di Ripa come campo di battaglia, verso l'anno 1100, tra i Nobili di Versilia, Lucca e Pisa.

Di sicuro si sa che Ripa esisteva in epoca medievale in quanto collocata sul percorso della via Francigena, nel tratto compreso tra Porta Beltrame e Camaiore. Ripa era collocata nel punto in cui l'antica Via Romana si congiungeva con la strada che da Forte dei Marmi porta a Seravezza e da qui, attraverso il Comune di Stazzema, in Garfagnana. Ripa costituiva per il viandante medievale un punto di particolare interesse, in quanto, prima di attraversare il fiume Versilia, al quale si giunge per via Foccola, poteva sostare nell'Ospedale di San Sisto, menzionato in un documento del 1180 come dipendente del Monastero di San Pietro di Camaiore. Dell'ospizio non esiste oggi alcuna traccia; stessa sorte è toccata alla piccola Chiesa di S.Biagio, posta a ponente del fiume. Da Ripa, attraverso un percorso prossimo all'attuale via San Cristoforo, nel Medioevo si raggiungeva il fiume Versilia, un tempo superabile a guado ed oggi attraversabile tramite il Ponte di Pescarella. Sull'altra sponda si trova l'abitato di Vallecchia, antico borgo dominato un tempo dall'alto dalla scomparsa omonima rocca e dal dirimpettaio Castello di Corvaia. Nel 1377 Ripa era conosciuta anche per l'oratorio di S. Francesco, detto anche della Foccola, dove la famiglia Antelminelli era proprietaria di vigne. Il convento dei francescani, posto su una derivazione della via Francigena, fu ospizio per i viandanti e alloggio delle milizie di passaggio.

Nel 1547 la popolazione, con quella di Strettoia e di Corvaia, chiese la costruzione  del ponte presso la Foccola “per poter più agevolmente frequentare i riti religiosi alla pieve di Vallecchia”, che venne terminato solo nel 1578 a causa dell'opposizione del rettore di Seravezza e del comune di Pietrasanta, restio a sopportarne le spese: per risparmiare se ne costruì uno di legno, ma alla prima piena del fiume venne distrutto. Nel 1616, per ordine della Granduchessa Maria Cristina di Lorena, si costruì l'oratorio di Sant'Antonio Abate retto da un cappellano dipendente da Vallecchia. 

Nel 1649 gli abitanti chiesero di passare dal comune di Seravezza a quello di Pietrasanta  “perché meno gravato d'estimo”.  Nel 1770 Francesco Campana descrive Ripa come “un piccolo borgo con un oratorio, mantenuto dalla compagnia di S. Antonio Abate e un altro più piccolo dedicato a San Francesco con accanto, da quattrocento anni, un piccolo ospizio dei padri francescani”. Lo Stagi paragona la Ripa di quell'epoca all'odierno Borgo dei Terrinchesi, con case rustiche dai pavimenti di tavole di legno di castagno, abitata dalla genti emigrate dalla montagna con le loro pecore.

Nel 1800 la situazione economica migliorò con il fiorire dell'industria del marmo che impiegò molti contadini, favorita dal fatto che il paese si trovava proprio sulla strada che collegava le cave al mare. In questo periodo, Ripa si ingrandì e i suoi borghi si popolarono maggiormente; tale sviluppo fu favorito da una parte, come si è detto dalla crescente economia, dall'altra dalla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione. Del vecchio paese, con le strade in terra battuta e le case rustiche non resta più nulla perché fu distrutto completamente nel 1944, quando i Tedeschi per esigenze militari fecero tagliare gli olivi e nel mese di luglio minarono tutte le case riducendo il paese ad un cumulo di macerie. I Tedeschi avevano, infatti, costruito una linea difensiva per contrastare l'avanzata degli Alleati, sbarcati nel 1943 in Sicilia. Questa linea di fortificazione, che prese il nome di Linea Gotica, costituiva l'ultima difesa alle risorse agricole ed industriali della Valle Padana: se fosse stata superata, le Alpi e poi la Germania sarebbero state a portata di mano. Conosciuta anche come Linea Verde, tagliava in due la penisola italiana, dalla costa tirrenica della Versilia e di Massa-Carrara fino a Rimini, estendendosi per una lunghezza di 320 km e per una profondità che in alcuni punti raggiungeva i 30 km. Gli Italiani furono costretti a lavorare per costruire tali difese, pena la fucilazione o la deportazione ma la grande maggioranza della popolazione abbandonò le proprie case per rifugiarsi in montagna.

Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche in Versilia cominciarono poi ad organizzarsi i primi gruppi di patrioti che costituirono i Comitati di Liberazione Nazionale e gettarono le premesse organizzative della lotta partigiana, nonostante le rigide misure repressive emanate dalle autorità tedesche e del governo collaborazionista della Repubblica Sociale Italiana. Il 25 aprile del 1945 segna la fine della seconda guerra mondiale: le famiglie abbandonarono i rifugi montani per far ritorno al paese, che però era stato completamente distrutto. L'unico reperto salvatosi dalla distruzione è la marginetta dedicata alla Madonna del soccorso in via Pace, dove è scolpita, su una lapide, la planimetria dell'antica Ripa. Si presentò allora il problema della ricostruzione: tutti furono concordi che il paese doveva sorgere dove era il vecchio e, a tale scopo, fu istituito un comitato che doveva presentare all'Amministrazione Comunale un piano di costruzione. Fu un lavoro difficile: molte case furono costruite con l'aiuto degli americani e del Genio Civile, ma non bisogna dimenticare che, nel complesso, l'opera di riedificazione del paese diede lavoro a molta gente, permettendo così la produzione di nuova ricchezza. Il momento più difficile, cioè l'assegnazione a ciascuna famiglia di un lotto di terra dove poter edificare una nuova casa, fu sapientemente superato grazie all'opera del signor Carlo Tarabella che riuscì a soddisfare le esigenze di tutti. L'assegnazione di un'area fabbricabile ad ogni nucleo familiare fece sì che Ripa cambiasse il proprio aspetto: mentre il vecchio paese era tutto raccolto intorno alla piazza quello nuovo andava espandendosi piano piano. Non tutti però riuscirono a ricostruirsi una nuova casa e furono, perciò, costretti a vendere le loro perizie del risarcimento per danni di guerra ad altre persone. Ecco perché oggi molti abitanti di Ripa sono originari di altri paesi.

 

LUOGHI D’INTERESSE

CHIESA DI SANT'ANTONIO ABATE

Attestata sin dal 1200, la Chiesa di Sant’Antonio Abate dipendeva dalla pieve di Vallecchia nella diocesi di Luni – Sarzana. Passò alla diocesi di Pontremoli e poi, nel 1798, a quella di Pisa. L’arcivescovo cardinale Pietro Maffi la eresse in parrocchia nel 1920. L’edificio andò distrutto nel 1944 e fu ricostruito, al posto del precedente, fra il 1950 e il 1952 su disegno dell’architetto Lorenzo Iacopi e nel 1962 venne consacrata. La Chiesa non ha quindi uno stile particolare ma è una costruzione moderna al cui interno si trovano opere di rilievo dell’artista locale Romano Cosci. Sulla facciata, sopra il portone, si trova un mosaico disegnato appunto da Romano Cosci “Lasciate che i pargoli vengano a me” del 1982; sul mosaico si trova raffigurato anche lo stemma del Papa e del Vescovo Matteucci. Il portone della Chiesa è diviso in sei riquadri scolpiti in bronzo raffiguranti scene religiose, sul portone si trovano sei formelle tonde raffiguranti il volto dei sacerdoti morti in tempo di guerra ai quali sono state attribuite medaglie d’oro. Appena entrati in Chiesa, di fronte all’ingresso, sopra l’altare spicca l’affresco “I discepoli di Emmaus”, del 1991 sempre del Cosci. Particolarità di quest’affresco è che è ambientato a Ripa. Infatti si vede rappresentato il loggiato fuori la chiesa e alle spalle di Gesù sono rappresentati i monti del posto: l’altura di Corvaia, nonché il monte Pania. Altra grande opera pittorica, sempre del Cosci, è l’affresco che si trova sulla parete sopra l’ingresso “L’ultima Cena”, del 1995; su questa tela sono però raffigurati anche altri momenti della vita religiosa, e cioè: “La Cacciata dal giardino dell’Eden”, “Il tradimento di Caino e Abele” e “La Trinità”; quest’affresco, nel suo complesso, rappresenta il mistero della fede. All’interno della Chiesa sono presenti altre due tele, sempre dell’artista Romano Cosci, che risalgono alla fine degli anni ’90, una rappresenta Sant’Antonio di fronte alle tentazioni, l’altra il Battesimo di Gesù. Opere in marmo di particolare rilevanza sono le statue dei 12 Apostoli con il Cristo in ascensione. Quest’ultima si trova dietro l’altare ed è stata fatta per mano dell’artista locale Giancarlo Deri. Gli apostoli sono divisi in due gruppi da sei con in mezzo Gesù Cristo raffigurato su una nuvola; le statue sono in marmo bianco statuario e gli apostoli sono stati scolpiti da un unico blocco. L’altare, anch’esso in marmo è opera del Deri e la base raffigura un tronco d’albero su cui poggia la tavola della mensa. Prima dell’altare si trovano due amboni, sempre opera del Deri, su uno è rappresentato Sant’Antonio, sull’altro un Santo vescovo. Lungo il lato sinistro della Chiesa sono presenti quattro grandi nicchie al cui interno si trovano diversi altari. Uno degli altari è dedicato al Santo Patrono e l’altare, su cui poggia una statua bronzea del Cosci raffigurante Sant’Antonio Abate, è quello che prima della riforma liturgica veniva usato per le celebrazioni religiose; nella prima nicchia, a ridosso dell’altare si trovano due capitelli di marmo che risalgono alla vecchia Chiesa. Sui pilastri portanti della chiesa sono rappresentate le scene della Via Crucis, opera in bronzo del Cosci. All’interno della Chiesa si trovano anche tre statue lignee, raffiguranti Sant’Antonio, Sacro Cuore e la Madonna di Fatima. All’ingresso della Chiesa si trova anche un crocifisso che risale agli inizi del secolo di autore ignoto. 

MONUMENTO ALL'EMIGRANTE

L’esigenza di realizzare questo monumento nacque in seguito ad una visita fatta da una delegazione del Comune di Seravezza ad un gruppo di emigrati in Belgio. Negli emigrati fu riscontrato un forte disagio in quanto non si riconoscevano più nella terra di provenienza, ma neanche in quella che li ospitava. Il monumento venne realizzato per trasmettere agli emigrati la certezza che non sarebbero mai stati dimenticati nella loro patria. Il monumento, in marmo rappresenta uno scorcio del nostro territorio, dal mare ai monti della zona, con uccelli migratori che simbolizzano i nostri concittadini lontani e poggia su due cubi di marmo proveniente da Eucassin, luogo dove emigrarono alcuni cavatori locali.

MONUMENTO AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE E A MEMORIA DELLA LINEA GOTICA

La composizione scultorea, collocata in piazza Europa di fianco alla chiesa, è opera dello scultore, e senatore, Edoardo Rubino, con collaborazione dell'arch. Lorenzo Jacopi e dello scultore Abele Jacopi. Il monumento è dedicato alla memoria dei Caduti di tutte le guerre e alle Vittime dovute ad eventi bellici e a ricordo della Linea Gotica. Il monumento, in pietra del Carso e in travertino (donato dalla ditta Henraux), è alto 4,5 metri e lungo 6,8 metri ed è composto da tre altorilievi donati da Rubino (La Pace, la Patria, la Storia). È possibile, inoltre, leggere sul davanti una scritta di Virgilio “ne, pueri, ne tanta animis adsuescite bella neu patriae validas in viscera virtite vires” (O giovani, non nutrite sentimenti di guerra né volgete le vostre valide forze contro la patria, Eneide – Libro VI V. 832). Dall'insieme dell'opera traspare una sicura energia, con un modellato condotto efficacemente e con grande sicurezza scultorea, su cui insiste un che d'appartenente alla statuaria classicheggiante, ricca di un robusto e accademico impegno. Il monumento fu inaugurato il 16 febbraio 1958 dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi; in quell'occasione fu inaugurata anche la locale scuola elementare.

 

I SENTIERI

ITINERARIO RIPA – CERRETA SAN NICOLA – SERAVEZZA

Dal centro di Ripa percorriamo la via De Gasperi fino all'incrocio con via Strettoia, che imbocchiamo e seguiamo fino al centro della frazione. Oltrepassiamo l'abitato e proseguiamo per circa 3 km fino al cartello stradale che indica Montignoso: qui lasciamo la strada principale  e proseguiamo per via degli Alpini. Poco più avanti, ad una quota di circa 700 m. s.l.m., troviamo un bivio: la strada che sale, non percorribile in auto, segue le pendici del Monte Folgorito (circa 911 m. s.l.m.) per poi puntare verso il Monte Pasquilio (nel comune di Montignoso). Percorriamo invece la strada sterrata che scende fino al villaggio di Cerreta San Nicola e, attraverso boschi di castagni secolari, offre una spettacolare vista sulla costa e sul mare. Il paese di Cerreta è un balcone affacciato sulla Versilia, un piccolo borgo con costruzioni rustiche, una chiesetta ed una fontana. Da qui si imbocca una mulattiera (sentiero 140 del CAI) e si prosegue in direzione di Seravezza. Dal paese si torna al punto di partenza dopo circa 2 km.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Giannelli, Giorgio Almanacco Versiliese, Edizioni Versilia Oggi, 2008, vol. 3 (vedi voce “Ripa”).

Stagi, Italo (a cura di) Ripa Ieri e Oggi.

Gierut Lodovico (a cura di), Monumenti e Lapidi in Versilia in memoria dei Caduti di tutte le guerre, Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra – Comitato provinciale di Lucca, 2001.

 


 

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