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La Madonna del Soccorso, una storia di devozione

"Dal morbo d’Asia allontana il periglio. Amiamo la madre e rispettiamo il figlio"

La Madonna del Soccorso, una storia di devozione

 

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Retignano

Altezza: 436 m s.l.m.
Abitanti: 372 (censimento 2001)
Chiesa: San Pietro Apostolo
Patrono: San Pietro Apostolo (29 giugno)
Eventi e Tradizioni: Processione Gesù Morto (ogni tre anni, prossima edizione 2020), Sagra (Fine Giugno in occasione della festa patronale)

POSIZIONE GEOGRAFICA

Collocato ai piedi del Monte Alto, Retignano è il primo borgo che s’incontra risalendo la via che conduce ad Arni. Il paese gode di un clima mite grazie all'apertura sul mare, anche se d'inverno non mancano le nevicate, e grazie alla sua posizione è possibile scorgere la valle dello Stazzemese quasi al completo. Si possono vedere i rilievi del monte Pania, Corchia, Matanna, Nona, Procinto, Lieto, Cavallo e tutte le montagne attigue. Fanno parte di questa frazione le località Al Casino, Alla Croce, Borgo Allegro, Borgo Soprano, Caldaia, Castello, Canovaia, Chiasso, Colle, Collensù, Corte, Fonte, Incontro, Lama, Acquafilante, Pianatella, Pollaccia, Rossola, Sanatoio e Valli.

STORIA

L'origine del toponimo Retignano potrebbe dipendere da un fondo detto Retiniano, derivante dal nome gentilizio latino Retinius. Già sede di un villaggio ligure-apuano formato da casupole, circondato da campi coltivati in comunione con Terrinca e Levigliani, con una piccola necropoli situata a breve distanza, il toponimo è citato per la prima volta in un documento del 31 agosto 855, depositato nell'archivio arcivescovile di Lucca. Sottoposto al versamento di rendite a favore della Pieve dei santi Felicita e Giovanni di Valdicastello, nell'anno 932 il borgo, chiamato Ratignano, con la sua cappella fu donato dal re longobardo Lotario alla cattedrale di Lucca. Secondo Amilcare Verona il primo nucleo abitato era quello costituito dai borghi Caldaia e Corte. In quest'ultimo venne insediato il Comunello, autonomo verso la fine del 1100. Il Barbacciani Fedeli, sostenendo che il paese fosse in antico munito di una rocca situata alla sommità del monte, afferma che la località marcava il confine tra le diocesi di Luni e Lucca. Il territorio del comunello si estendeva fino a Fornetto, Ruosina, Argentiera e Gallena. Secondo Guido da Vallecchia, nei suoi Libri Memoriales del 1264, nel borgo, già di proprietà dei Nobili di Versilia, si coltivavano grano, orzo, miglio e castagne. Nello statuto della Repubblica di Lucca del 1308 era stabilito che Retignano dovesse offrire, nel giorno di Santa Croce, un cero di quattro libbre, segno che, rispetto ad altre comunità, il paese era considerato di valore medio-basso nell'economia dei paesi dell'Alta Versilia. Nel 1401 a Retignano erano attivi 5 muratori e 5 tessitrici.

Nel 1532 era attiva una fabbrica di ferro verso il Canale del Vezza. Nel 1535 in paese erano attivi 2 muratori, 2 bottai e un mugnaio. Passato nel frattempo sotto Firenze, il 17 settembre 1550 il nuovo statuto del Comunello, quando gli abitanti erano 213, venne approvato dal governo Granducale. Nel 1558 alcuni uomini di Retignano, inseme a quelli di Ruosina e Gallena, chiesero di passare sotto il comune di Pietrasanta, ma dovettero rinunciarvi in seguito a ripensamenti dovuti al consiglio del comunello, quasi certo di non ottenere il beneplacito del Granduca. Nel 1568 Matteo Inghirami, procuratore delle miniere del Granduca, fece abbattere alcuni edifici, già utilizzati da un mulino e da un batticanape, per costruire una ferriera. Agli inizi del Seicento, sopra la chiesa in località Al Casino, si trovava un posto di guardia, un fabbricato posto in posizione sopraelevata per controllare le strade e comunicare tempestivamente l'arrivo di bande nemiche. Dopo liti di confine con Farnocchia, tra il 1603 e il 1632, per ordine della granduchessa Maria Cristina, anche questo Comunello contribuì al mantenimento dei ponti lungo il fiume Versilia. Il già citato Verona scrisse a proposito della Retignano del Seicento: “Questo paese conobbe dei periodi di prosperità derivata dalla ricchezza dei suoi boschi, dall'abbondanza delle acque, dalle fiorenti miniere dell'argento e del ferro, nonché da un copioso allevamento, in particolare ovini e bovini, affiancato da un'intensa attività agricola”. Nel 1712 il consiglio dei rappresentanti del popolo era composto da 50 persone, quando in paese erano attivi 4 muratori, 6 telai, un molino, una lucidatrice e una segheria ad acqua e si era sviluppata una buona produzione del baco da seta, dato che i bozzoli erano considerati i migliori della Versilia. In quell'anno Retignano era composto da 94 case con 436 abitanti, pari a 88 famiglie: tra le sue rendite principali troviamo, per l'appunto, 1530 libbre derivanti dall'allevamento dei bozzoli. Nel 1750 il paese si componeva di 42 famiglie, 46 case e 212 abitanti. Alla fine del Settecento nella comunità erano attivi 6 telai, 4 muratori, un molino, un batticanapa e alcune segherie ad acqua per i marmi.

Verso il 1820 l'inglese James Beresford e il suo socio Gybrin trovarono nella cava della Canaletta marmo mischio, turchino, bardiglio fiorito, e lo spedirono subito via mare in Gran Bretagna. Nel 1821 i due presero in affitto da Francesco Guglielmi, per nove anni con il canone di 6000 scudi, una cava, dalla quale spedirono marmo in Inghilterra. Gli abitanti di Retignano furono particolarmente attivi nel contribuire alla ripresa dell'industria marmifera in Versilia, impegnandosi nelle cave di Montalto, Gabro, Ajola, Gordigi e Messette. Nel 1845 i retignanesi si opposero all'imprenditore inglese William Walton, in quanto i suoi traffici marmiferi danneggiavano i loro terreni destinati a pascolo o legnatico. Al tempo dell'unità d'Italia, nel 1861, gli abitanti del paese erano impegnati in buona parte nelle escavazioni, causa dell' abbandono della metà della coltivazione dei castagneti. Tale impegno è stato portato avanti anche per buona parte del Novecento, finché non è iniziato un graduale spopolamento del centro abitato, tipico di tutti i borghi dell'Alta Versilia. Nonostante ciò Retignano resta attualmente uno dei paesi più popolosi e vitali del comune di Stazzema: infatti sono attivi un circolo ricreativo, una squadra di calcio dilettantistico, due ristoranti/pizzeria e un agriturismo.

LUOGHI D’INTERESSE

CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO

Secondo il Santini, la chiesa dedicata a San Pietro Apostolo fu costruita forse prima dell'VIII° secolo. Nominata in un documento del X° secolo in quanto dipendente dalla Pieve di Valdicastello, secondo il Barbacciani Fedeli la chiesa sarebbe invece stata fondata dalla contessa Matilde di Canossa. Probabilmente divenne parrocchia nei primi anni del XIII° secolo. Passò poi dalla diocesi di Lucca a quella di Pisa in seguito alla decisione di Pio VI il 18 luglio 1789.

La struttura esterna, non più antica del XIII° secolo, è in sasso quadrilatero locale, così come il campanile, edificato nel 1616. L'edificio contiene opere pregevoli: preziosi intagli e sculture rinascimentali e importanti arredi sacri, tra cui una croce processionale in argento, opera del ‘400, e un’acquasantiera a calice del ‘500 appartenente alla scuola dello Stagi. A sinistra della porta laterale sono due altari del ‘400 e del ‘500, posti uno di fronte all’altro, i cui tabernacoli sono opera dello Stagi. Il bel Battistero ha un pregevole fonte battesimale. Ogni tre anni, il Venerdì Santo, si svolge a Retignano la tradizionale luminara di “Gesù Morto”.

I SENTIERI

ITINERARIO ESCURSIONISTICO: VOLEGNO – RETIGNANO

Dalla chiesa di Volegno si va avanti attraversando il paese e alla fine del paese si prende il sentiero nel bosco. A destra del percorso si possono ammirare le pareti del Monte Alto che si gettano nel fiume Vezza e a sinistra i profili dei pizzi dell'Argentiera, del Bottino e del monte Lieto. Salendo per il sentiero, arriviamo alle Grotte bianche, antiche cave di breccia Proseguendo il cammino si incontra prima una sorgente e poi si giunge ad un grande ravaneto che taglia la foresta in due. Più avanti il sentiero si trasforma anche a causa dei detriti di cava che nascondono parzialmente il selciato: si continua girando tutt'intorno al Monte Alto tagliando sino ad arrivare ad una piazza di cava dove venivano sbozzati i marmi per poi essere trasportati a valle. Da qui si può ammirare uno spettacolare panorama: la valle del Vezza, con il Paese delle Mulina sovrastato da Stazzema; con la sua Pieve sullo sfondo della foce di San Rocchino che si allunga a destra verso il Gabberi. Da tale piazza il sentiero riprende prima sotto forma di traccia e poi si trasforma in mulattiera, dove non mancano le ricorrenti marginette. Lungo il sentiero possiamo scorgere tra gli alberi, rivolgendo lo sguardo verso mare, la chiesa di S. Pietro di Retignano e continuando il cammino si giunge in paese.

ITINERARIO ESCURSIONISTICO: ANELLO RETIGNANO – PASSO DELL'ALPINO – RIFUGIO DEL FREO – PASSO DELL'ALPINO – LEVIGLIANI – AGRITURISMO LE POIANE – RETIGNANO

La strada porta davanti alla chiesa di Retignano, da cui parte il sentiero 123 per le Scalette, il Passo dell’Alpino e la Foce di Mosceta.
Il sentiero sale presso l’edifico di fronte alla chiesa stessa e attraversa di nuovo la strada asfaltata poco sopra incontrando una prima maestà con immagine sacra del 1665, restaurata nel 1874.
Saliamo per uno stradello, avendo la chiesa sotto, e a 6’ incontriamo un’altra maestà con la madonna col bambino e poi entriamo in un boschetto di castagni.
Poi sulla destra una casa e a 10’ la visuale si apre sul monte Corchia, incontriamo alcuni recinti uno dei quali per la custodia dei cavalli, presso il quale ancora una maestà, dopo la quale saliamo a destra per un cementato, dopo il quale inizia il sentiero che in 1’ ci porta nel bosco.
Prima di esso sulla destra inizia un sentiero segnato di blu (che incontreremo più in alto) diretto al Monte Alto, che è una modesta cima che si trova nelle vicinanza.
Il sentiero sale, inizialmente in modo lieve, e a 16’ incontriamo una maestà, poco dopo una casetta e, a 24’, l’indicazione per l’agriturismo “Le Poiane” che si trova pochi metri sotto sulla sinistra.
Ancora altre case e ruderi a 30’ e 39’, presso questi ultimi saliamo a sinistra e a 50’, presso un altro rudere c’è un bivio.
Il sentiero 123 continua in avanti, mentre sulla destra, verso l’alto, si stacca un sentiero non numerato, ma ben segnato sugli alberi.
Presso i ruderi su una pietra è indicato un “monte Alto”, che si fatica a leggere, quindi è necessario fare attenzione per non perdere il bivio.
Il sentiero adesso sale abbastanza ripidamente per poi diventare più tranquillo.
A 59’ siamo su uno spiazzo erboso nel quale è facile perdersi quando l’erba è alta, basta però seguire il crinale sulla sinistra per circa 1’ per rientrare a destra nel bosco, presso una pozza.
Ancora qualche minuto (1h 05’) e troviamo il bivio con il sentiero blu che avevamo incontrato all’inizio dell’escursione e che arriva da destra.
Dopo 2’ un altra indicazione sulla roccia indica il monte Alto sulla destra, mentre Mosceta è indicata in avanti.
La zona del modesto monte Alto (911 m. s.l.m.) è detta Gordici ed ha un certo rilievo poiché è un ambiente carsico ricco di grotte e di doline. Subito dopo inizia una zona a pineta, a 1h 11’ usciamo e la visuale si apre sul Forato, Nona, Matanna e dietro sul piccolo monte Alto.
Si sale per un breve crinale e a sinistra vediamo il Corchia, poi rientriamo nel bosco ed a 1h 31’ c’è una sorta di passo, scendiamo a sinistra fino ad incontrare sulla roccia la scritta 123 bis che indica le Scalette.
In realtà il sentiero 123 per le Scalette continua presso il bivio di cui ho detto prima, ma poi si perde per un canalone sassoso, per cui presumo che la deviazione da noi fatta sia proprio il 123 bis. C’è da dire che questo sentiero è poco segnato ed è stato trascurato da molti anni.
Iniziamo la ripida salita a 1h 37’ ed impieghiamo 10’ a concluderla, questa salita deve essere evitata quando c’è pioggia e neve, perchè potrebbe rivelarsi insidiosa.
Dopo la salita siamo su una cresta molto panoramica sui monti circostanti ed i paesi di Levigliani e di Terrinca, che seguiamo in quota per poi scendere (2h 10’) ed arrivare ad una sella (2h 29’) alla base di un monticello che dobbiamo aggirare.
Saliamo nuovamente e a 2h 36’ troviamo un ripido canalino (le Scalette – ca. 1000 m. s.l.m.) che saliamo agevolmente, al quale seguono alcuni brevi tratti nel bosco ombroso un po’ esposti, ma non difficoltosi.
Finalmente a 2h 47’ arriviamo all’aperto su una prateria esposta al sole e molto panoramica anche sulla Pania della Croce.
La zona era in un lontano passato coltivata, oggi è abbandonata e predomina il paleo con i resti delle fioriture degli asfodeli che hanno completamente colonizzato la zona. Il sentiero è un po’ nascosto dal paleo, ma la direzione è molto chiara e non c’è possibilità di errore e, comunque, i segni non mancano.
Mantenendoci in direzione Pania vediamo una grossa betulla con un segno ben evidente cui arriviamo a 3h 01’.
Ancora pochi minuti e siamo all’imbocco con il sentiero 122 che proviene sulla destra da Pruno. Questa zona è la Foce di Borra Larga (proprio sopra la cava dell’Ussaccio) da cui si gode di una bella vista sulla strada a tornanti per le cave del Corchia, sul mare e sui tre paesi di Levigliani, Terrinca e Basati che appaiono allineati e sulla destra abbiamo una bella rupe.
Continuiamo per il sentiero ancora nel paleo che poi diventa ben visibile e a 3h 41’ siamo al passo dell’Alpino (1080 m. s.l.m.) al quale arriva il sentiero 9 delle Voltoline, che faremo al ritorno.
Saliamo per rocce scalinate un breve tratto conosciuto per le numerose lapidi che, in passato, hanno dato origini a polemiche e a 3h 51’ siamo ad una maestà dalla quale possiamo ammirare la mole imponente della Pania. La maestà è stata restaurata nel 1986.
Il sentiero continua ameno a mezza costa ed in pochi minuti entra in un’abetaia (3h 56’) da cui esce alla Foce di Mosceta (1170 m. s.l.m. – 4h) dove è presente un’altra maestà e numerose indicazioni di sentieri.
Salendo a destra in pochi minuti siamo al rifugio Del Freo (1180 m. s.l.m. – 4h 07’). Ci fermiamo per rifocillarci e rinfrescarci alla fonte. Poi partiamo seguendo la strada fatta all’andata fino al Passo dell’Alpino al quale perveniamo in 23’, poi scendiamo sulla destra per le Voltoline che sono un tratto a tornanti che fanno salire abbastanza ripidamente dall’ingresso dell’Antro del Corchia (860 m. s.l.m.) al passo dell’Alpino. A 54’ finiamo le voltoline e siamo sulla marmifera che a sinistra porta all’ingresso dell’Antro del Corchia (grotta turistica che merita sicuramente di essere visitata) che raggiungiamo in 1’ da qua scendiamo per la strada asfaltata di recente che porta alla piazzetta del paese di Levigliani, che raggiungiamo in mezz’ora (582 m. s.l.m. – 1h 26’).
Il percorso prosegue sulla strada: inizialmente andiamo a sinistra della piazzetta per una strada ripida che ci porta a 1h 38’ sulla strada principale (quella per il Cipollaio) che prendiamo a sinistra. Dopo 5’ una maestà sulla destra e poco dopo (1h 46’) troviamo l’indicazione della strada per l’agriturismo “Le Poiane” la quale sale, a sinistra, nel bosco, costeggiando ruderi ed abitazioni in buon stato di conservazione.
A 2h 05’ arriviamo all’agriturismo dal quale basta salire pochi metri per riprendere il sentiero 123 presso l’indicazione “Le Poiane”(450 m. s.l.m.) vista in mattinata.
A 2h 23’ siamo fuori del bosco, presso i cavalli e a 2h 27’ siamo all’auto. Andata 4h 07’, ritorno 2h 27’.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • AA.VV., Abitare la memoria. Turismo in Alta Versilia, Lucca, Comunità Montana, 2007.

  • Giannelli, Giorgio Almanacco Versiliese, Edizioni Versilia Oggi, 2001, voll. 1, 3 e 4 (vedi voci “Chiese e oratori”, “Retignano”, “San Pietro Apostolo di Retignano”)

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