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Pozzi

Altezza: 18,83 m. s.l.m.
Abitanti: 2826 al 31 luglio 2008 (al censimento 2001 erano 2542).
Chiesa: S. Leonardo e Guido (col titolo di S. Maria della Neve)
Patrono: S.Rocco
Eventi e Tradizioni: Manifestazioni legate alla contrada “Il Pozzo” a cui appartiene il paese (Palio dei Micci, 1° domenica di maggio), Festa di San Rocco (16 agosto).    

 

POSIZIONE GEOGRAFICA

Frazione del comune di Seravezza sita sulla sponda destra del fiume Versilia, Pozzi è costituita da una serie di borgate riunite insieme sotto la stessa comunità: “alla Serra o “Serra”, “alle Canale”, “Baraglino”, “Barsanti”, “Borgo Bottari”, “Borgo dei Terrinchesi, “Buon Riposo”, “Colombaia” o “Colombaie”, “Guicciardi”, “La Mora”, “Le Fornaci”, “Neri”, “Poggione” “Sceltino” o “lo Sceltino”, “Tognocchi”, “Tre Usci”. 

 

STORIA

Il toponimo di Pozzi, diversamente da quanto si è portati a pensare in un primo momento, non si riferisce all'esistenza di pozzi artesiani risalenti all'età medievale ma bensì rimanda alle pozze naturali d'acqua che il fiume Versilia lasciava dopo ogni ondata di piena. Altri storici, invece, preferiscono riferirsi a un podium-promontorio-poggio. Nei commentari del Santini, viene citata la presenza, nelle vicinanze di Ripa, di una località detta Lunga di Pozzo che, secondo il Salvatori, corrisponderebbe all'attuale borgo Guicciardi costituito da poche e modeste abitazioni costruite lungo l'attuale via Canale e sul poggio sovrastante.

Dagli scavi archeologici avvenuti in località “Baraglino” nel 1880 e in località “Poggione” nel 1959 e nel 1977, possiamo ritenere che Pozzi fosse un sito d'insediamento etrusco: al “Baraglino” venne alla luce una necropoli con 6 tombe “a cassetta”, di cui purtroppo è andato perduto gran parte del materiale eccetto la suppellettile funebre di una tomba, mentre al “Poggione” prima hanno scoperto una tomba contenente frammenti di armi in ferro e 6 vasi in bucchero, poi un cippo di marmo bianco a grana fine alto circa 3 metri. In età romana anche la zona di Pozzi venne interessata dal fenomeno della Centuriazione, i cui segni sono tutt'oggi visibili in via Baraglino e tra S. Maria di Pozzi e l'argine del fiume Versilia.

Intorno al 1250 gli abitanti della borgata furono costretti da Guiscardo da Pietrasanta a trasferirsi a Camaiore e a Pietrasanta. Solo verso la fine del '600 si ha notizia di alcune famiglie rientrate per dare vita a una comunità agricola insistente su sparsi casolari, alcuni dei quali raggruppati su un terreno più elevato rispetto alla pianura circostante, nelle vicinanze del fiume Versilia. Di quel periodo sono i 6 pozzi più antichi, che si trovano presso i palazzi Mori e Neri (entrambi in via Guicciardi),  nell'aia del ex frantoio Bandelloni in via S. Maria della Neve, due a Borgo Bottari e al Poggione in via vicinale S. Francesco. Nel 1871 venne fondata la società di mutuo soccorso da Tommaso Tomei Albiani, Adele Ferrugento, Bernard Sancholle Henraux e Giuseppe Guglielmo Arata con lo scopo di incrementare nelle classi povere la proprietà, il lavoro e il risparmio. Nel 1931 nacque l'Unione Sportiva Pozzese, sodalizio ciclistico famoso a livello nazionale. Secondo Iolanda Giovannini così era il paese nel 1934: “Rivedo nella modesta piazza le scuole elementari dove si facevano solo la prima e la seconda, mentre per le altre si doveva andare al Marzocchino. Dalla piazza partivano viuzze sterrate e polverose, piene di solchi provocati da barrocci e carri trainati da cavalli e bovi”. Prima della 2° guerra mondiale Pozzi fu centro degli spettacoli del Maggio. Nel 1956 nacque la contrada del Pozzo, dai colori bianco-rossi. Pozzi è nota per la coltivazione dell'olivo fin dai tempi degli etruschi: alcune piantagioni sulla via della Madonnina dei Pagliai risalgono a 250-300 anni fa, ma vi sono piante di 400-700 anni come in via S. Cristoforo. In via Barsanti si affaccia un grosso esemplare plurisecolare (500-600 anni circa), in via Giandiana 9 olivi plurisecolari (anche di 600 anni) e lo stesso dicasi di via Salvatori. In via Sceltino e in via S. Maria della Neve vi sono olivi di 5 metri di circonferenza. Altri siti tipici sono quelli del Borgo dei Terrinchesi, Baraglino, Madonnina e Colombaia.

 

LUOGHI D’INTERESSE

CHIESA SANTI LEONARDO E GUIDO

La chiesa di Pozzi venne costruita nel 1808. Si trattava di un oratorio dalla struttura modesta ma funzionale, e, comunque, di un certo interesse storico, trattandosi della surroga di un altro che precedentemente esisteva lungo il Rio di Strettoia sotto il titolo di S. Maria della Neve. L'oratorio dipendeva ecclesialmente dalla chiesa di Querceta. Nel 1901 venne eretta una cappellina, posta sul lato sinistro dell'oratorio e tuttora esistente. A partire dagli anni '50 iniziò l'iter per promuovere l'oratorio a parrocchia, che si concluse oltre 20 anni dopo, il 1° novembre 1976, quando l'arcivescovo di Pisa mons. Matteucci riconobbe Pozzi come parrocchia agli effetti ecclesiastici. Nel 1980 il nome della parrocchia cambiò in  chiesa dei santi Leonardo e Guido. Nel frattempo erano iniziati i lavori di ristrutturazione e ampliamento, che prevedevano la parziale demolizione del vecchio oratorio e la costruzione di una canonica e di una sala parrocchiale. La nuova struttura veniva consacrata il 3 aprile 1986.

VILLA “BUON RIPOSO”

La settecentesca villa si trova presso il Borgo dei Terrinchesi, tra Ripa e Pozzi. Prima del 1814 veniva definita “villa S. Cristoforo”, in riferimento al santo traghettatore, una cui interessante immagine è posta all'ingresso del palazzotto sulla via omonima (fino alla metà degli anni ' 70 era collocata in un'edicola all'incrocio con l'odierna via Guicciardi a conforto dei pellegrini tra la via Francigena e l'ospitale di S. Sisto in Ripa). Fu il cavalier Luigi Angiolini a ribattezzarla “villa del Buon riposo”, dopo che si ritirò dalla sua attività di diplomatico scegliendo definitivamente questa dimora rispetto all'altra che la famiglia possedeva in Seravezza. All'ingresso principale della villa si arriva da via S. Cristoforo percorrendo un lungo viale fiancheggiato da due file di olivi. Sul lato sinistro disponeva di una grande scuderia, mentre il fabbricato che si trova sulla destra ospitava attività diverse come una fabbrica di cera.

Nel 1811 vivevano nella Villa, oltre al Cavaliere, con tutta la sua famiglia: la figura dell'Angiolini rimase tanto impresso nella popolazione da far prendere alla tenuta un secondo nomignolo, tuttora in auge, di “villa del Cavaliere”. Dopo la morte del Cavaliere, nel 1821, il patrimonio e la villa passarono alla figlia Luisa, che si sposò con l'ufficiale dell'esercito toscano Antonio Gherardi. I due inaugurarono all'interno della villa un salotto culturale, in cui si parlava di arte e letteratura, ma anche di politica, frequentato da personaggi illustri dell'epoca, tra cui il giovane studente di scultura e futuro storico Vincenzo Santini e Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone. Il mecenatismo di Luisa Sofia favorì lo sviluppo di un clima culturale estremamente positivo che si propagò alla parte più progressista della borghesia emergente versiliese. In seguito ai moti del 1831, a causa dell'aderenza alle idee risorgimentali di una Italia unita e repubblicana da parte dei membri del salotto, questo venne chiuso e i due coniugi Gherardi Angiolini furono arrestati. Nel 1916 l'area prospiciente la villa venne completamente disboscata dai secolari olivi per opera di una ditta che produceva carbone durante la Grande Guerra. Dopo un lungo abbandono, la villa è da alcuni anni oggetto di ristrutturazione da parte della famiglia Bagni, che è riuscita a recuperare una parte del giardino, delle stalle e del corpo centrale dell'edificio settecentesco.

VILLA CANCI

Villa Canci si affaccia sulla piazza principale di Pozzi, intitolata ai F.lli Cervi. Sulla data della costruzione non si hanno notizie attendibili ma si presume che il suo completamento sia avvenuto agli inizi del 1700. Sopra la porta d'ingresso si trova una riproduzione in marmo dello stemma degli Asburgo Lorena, Granduchi di Toscana. Non risulta che la villa fosse di loro proprietà, ma non lo si può neppure escludere dal momento che i Lorena avevano giurisdizione sul territorio versiliese. Sembra più probabile che, durante una qualche visita che questi signori facevano al capitanato possano aver visitato la villa, e il proprietario abbia voluto apporre lo stemma in segno di gratitudine. Un'ulteriore ipotesi è che il proprietario abbia voluto dimostrare semplicemente la sua amicizia e la sua simpatia per i Lorena. Queste supposizioni muovono dal fatto che Onorato Canci, di origine livornese, fu un dirigente della Magona, un ente del governo granducale che estraeva ferro in Maremma e lo esportava in Alta Versilia per essere lavorato nelle ferriere. Quasi sicuramente il Canci si trasferì in Versilia intorno al 1800, acquistando la villa e i terreni annessi. Lo troviamo anche fra i tutori di Luisa Sofia, figlia del cav. Luigi Angiolini (proprietario della villa del Buon Riposo), dopo la scomparsa di quest'ultimo. Ad Onorato successe nella proprietà il figlio Lorenzo ed a questi i figli Oscar e Onorato. I due fratelli, intorno al 1850, realizzarono di fianco alla villa un frantoio, che è rimasto attivo fino al 1953. Con la morte delle nipoti di Onorato, Lida e Linda, i Canci si estinsero, e la proprietà della villa, che era rimasta a Linda Canci, è passata alla figlia Maria Doria Salvatori in Bambini.

MONUMENTO ALL'ALPINO “IL VECIO”

Collocato in piazza F.lli Cervi e inaugurato il 17 aprile 1988, questo monumento, opera dello scultore Ugo Guidi, è stato voluto dal Gruppo Alpini di Pozzi. Consiste in un insieme dove la statua stilizzata raffigurante un alpino, intitolata “il vecio”, poggia su una struttura in pietra ed in marmo: su un cippo vi sono cinque piccoli stemmi dedicati alle Brigate Alpine, mentre a lato v'è lo stemma della Divisione Alpina Cuneense e le parole “Per ricordare”. Vittorio Guidi, figlio di Ugo, descrive così la scultura: “Il combattente è fermo sulle gambe a difesa del suolo italico, a difesa dei valori della sua patria. Il “vecio” è avvolto nel pastrano; la possanza è resa dal corpo forte che col pastrano forma una piramide che si snellisce nel viso e trova l'apice nell'immancabile penna del cappello. A metà della figura il corpo è cinto dal cintolone con le giberne. La compattezza della scultura viene slanciata dalla stretta del cintolone, ma riceve allo stesso tempo possanza in quanto la linea di vita fortifica la parte inferiore e allunga quella superiore. Il corpo è solcato da linee lunghe, da tagli che concorrono alla snellezza, quando seguono linee verticali, o alla potenza, quando si sviluppano per linee orizzontali. È un'opera statica ma ricca di movimento, destinata ad un'ideale imperituro ma resa con un modellato fresco e veloce”.

LAPIDE IN MEMORIA DI GIUSEPPE MAZZINI

L'iscrizione recita così:

“esule antico, al ciel mite e severo
leva ora il volto che giammai non rise,
tu sol - pensando - o ideal, sei vero

G. Carducci

a
GIUSEPPE MAZZINI
educatore e tribuno delle plebi d'italia
che il diritto congiunse al dovere
ed alle speranze della nazione risorta
additò una patria più grande
l'Europa

i repubblicani di Pozzi nell'annuale della morte 10-3-1948

nel 50° anniversario
i repubblicani mazziniani
di Seravezza
fedeli e memori

Pozzi 10 marzo 1998 “

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Giannelli, Giorgio Almanacco Versiliese, Edizioni Versilia Oggi, 2001-2008, voll. 1, 3 (vedi voci “Buon Riposo”, “Chiese e oratori”, “Pozzi”).

Gierut Lodovico (a cura di), Monumenti e Lapidi in Versilia in memoria dei Caduti di tutte le guerre, Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra – Comitato provinciale di Lucca, 2001.

Marcuccetti, Lorenzo La Terra delle Strade Antiche, Viareggio, Mauro Baroni Editore, 1995.

Salvatori, Giorgio Pozzi tra Storia e Memoria, Edizioni Massarosa, 2009 .

 


 

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