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Cerreta San Nicola

Altezza: 555 m. s.l.m.
Abitanti: 3 (censimento 2001)
Chiesa: S. Nicola da Tolentino
Patrono: S. Nicola da Tolentino

 

POSIZIONE GEOGRAFICA

Il paese è formato da alcuni gruppi di borgate sparse tra i castagneti ai piedi del monte  Folgorito, nel comune di Seravezza, tra i 500 ed i 700 metri circa di altezza. 

La vita del piccolo centro, che in passato raggiunse anche oltre cento abitanti, gravitava intorno alla chiesina di S. Nicola da Tolentino, posta su un pianoro prativo a 545 metri di altezza, che propone un suggestivo panorama sopra la pianura apuo-versiliese. 

 

STORIA

L’etimologia riporta a un esteso bosco di cerri, che attualmente rimangono a caratterizzare territorio, anche se soppiantati in larga misura dal castagno. Le origini del paese si perdono nella notte dei tempi. È opinione che i boschi di questa zona abbiano ospitato nel medioevo eremiti dell'ordine agostiniano che avevano un loro romitorio dedicato a S. Maria Maddalena di Valdicastello (Vallebona). Per effetto della grande unione avvenuta nel 1256, gli eremiti che professavano la regola di S. Agostino iniziarono un movimento verso le città per dedicarsi all'apostolato, che in Versilia culminò con la fondazione della chiesa e convento di S. Agostino a Pietrasanta. Altri, però, continuarono la vita in solitudine nei rispettivi luoghi d'origine. Si ritiene quindi che coloro i quali rimasero sul posto, col diffondersi del culto di S. Nicola, dedicarono al veneratissimo confratello la chiesetta.

Il piccolo borgo è rimasto per secoli un luogo posto ai margini, tanto che ancora nel Settecento non costituiva una comunità. Non vi sono notizie certe sulla data dei primi insediamenti stabili da parte di famiglie provenienti dai paesi limitrofi (in particolar modo Strettoia e Seravezza) ma scopriamo che nel XIX° secolo vi risiedeva Luigi Bascherini, il quale prestò la sua opera come cottimante nel 1823 per il riassetto della via del Ferro. Si trattava soprattutto di cavatori che lavoravano nelle vicine cave di Trambiserra o in quelle del Carchio, che integravano il loro magro salario coltivando il castagno, allevando ovini e caprini e portando avanti un’agricoltura di sussistenza. 

Durante la Seconda guerra mondiale, a partire dalla metà di giugno del 1944, il paese fu invaso dagli sfollati (oltre 700). Nei boschi circostanti stazionava un gruppo partigiano appartenente ai patrioti apuani di Pietro Del Giudice. In quel periodo fu deciso di dare fondamento giuridico a quella nuova comunità; fu nominato così il sindaco Cesare Tarabella. Gli ordini del giorno della giunta venivano affissi al tronco di un grande ciliegio, dove avvenivano anche le riunioni e, per questo motivo, quella inusuale comunità venne battezzata “il Comune del Ciliegio”. Fu razionalizzata la distribuzione dei viveri, si provvide alla pulizia e disinfestazione delle stalle vuote dove dormivano gli sfollati, l'acqua veniva portata in vari punti affinché tutti potessero accedervi più facilmente. Le notizie relative alla buona organizzazione si sparsero cosicché giungevano persone anche da Viareggio in cerca di latte o altri generi alimentari. Tutto procedette bene fino all'11 luglio, quando vi fu uno scontro a fuoco tra una pattuglia di tre soldati tedeschi e i partigiani comandati da Aurelio Tonini; in quell’episodio morirono un tedesco e una giovane donna. Gli sfollati si dispersero mentre sopraggiungevano altri reparti tedeschi. Le conseguenze di quell'azione rischiarono di diventare tragiche: un centinaio di civili vennero catturati e radunati davanti alla chiesetta e solo il sangue freddo di un giovane, Giuseppe Sacchelli detto Scialè, salvò la situazione. Quest'ultimo sostenne, infatti, che i soldati che il comando tedesco riteneva uccisi avevano disertato per unirsi ai partigiani. Tale versione venne ritenuta plausibile e gli ostaggi vennero liberati. Tuttavia nei mesi successivi la località conobbe la distruzione causata dalla linea del fronte.

Nel dopoguerra il paese andò gradualmente spopolandosi, fino a rimanere disabitato.

Il maltempo, l’incuria e il vandalismo avevano reso fatiscente anche la chiesetta, che negli anni Ottanta è stata restaurata, grazie all'iniziativa di un comitato di ex abitanti e strettoiesi, e consacrata dall’Arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti il 10 settembre 1988.

 

LUOGHI D’INTERESSE

CHIESA DI S. NICOLA DA TOLENTINO

L’intitolazione di questa Chiesa si deve, probabilmente, alla presenza di padre Gianlorenzo Berti a Seravezza: Berti discendeva da una nota famiglia seravezzina ed era un agostiniano di grandissima fama, fu padre generale dell’ordine degli agostiniani e venne insignito del prestigioso titolo di “Lettore Imperiale”. La Chiesa fu dedicata a San Nicola da Tolentino, in quanto massimo esponente, dopo Sant’Agostino, dell’ordine Agostiniano. La Chiesa fu fondata come cappellania fra la fine del ‘600 e gli inizi del ’700 e fino agli anni ’30 del '900 dipendeva dalla Pieve della Cappella: attualmente la chiesa e il piccolo cimitero che l’affianca sono dipendenti dalla Chiesa di Strettoia.

Nel corso del tempo il paese riuscì ad avere un certo sviluppo fino al dopoguerra quando andò spopolandosi fino a rimanere disabitato. L’incuria, il maltempo e il periodo bellico rovinarono anche la chiesa che, dopo un primo recupero nel 1949, fu restaurata negli anni Ottanta per volontà di un gruppo di ex abitanti grazie al contributo di enti pubblici e volontari. Durante la restaurazione furono recuperati ornamenti della vecchia Chiesa,  parti del Tabernacolo, il Trigramma con il nome di Gesù, parte della Pietra Sacra dell’Altare e del Fonte Battesimale, che sono stati murati a vista nella Chiesa restaurata. Il 10 settembre 1988 l’arcivescovo di Pisa consacrò il luogo sacro ristrutturato celebrandovi la Messa. Da segnalare sulla facciata della chiesa l’affresco di Maurizio Luisi raffigurante San Nicola da Tolentino che benedice una famiglia di contadini che offrono in dono i prodotti della terra. All’interno della Chiesa si trova, da poco, la reliquia di San Nicola, racchiusa in un reliquiario argenteo donato dalla Sig.ra Tonini che aveva rilevato i beni di padre Berti.

MONUMENTO AI CADUTI ALPINI DELLA VERSILIA

www.ottomariti.org

La scultura marmorea monumentale, inaugurata il 13 aprile 1997, realizzata materialmente da Delfo Pelletti, Giampiero Viti e Francesco Genovesi e voluta dall'Associazione Nazionale Alpini-Gruppi della Versilia, è collocata su una struttura in pietra e in mattoni dove c'è una lapide ed un'insegna raffigurante una penna alpina ingigantita e stilizzata a ricordare i Caduti Alpini della Versilia. L'opera ha preso il posto d'un cippo per il quale si prodigò a suo tempo “Negrè”, all'anagrafe Anacleto Sacchelli, classe 1913, alpino combattente nella Campagna d'Africa, fronte Occidentale (Francia), fronti Russo, Greco e Albanese, il quale ha avuto il gran merito di essere il precursore del tracciato della strada per Cerreta, opera iniziata nel 1969.

 

I SENTIERI

ITINERARIO STORICO–NATURALISTICO: SERAVEZZA–MONTE CANALA–CERRETA SAN NICOLA–MONTE FOLGORITO: LUNGO LA LINEA GOTICA

Il monte Folgorito e il monte Carchio rivestono una notevole importanza storica, visto che da qui transitava la Linea Gotica - bastione difensivo costruito dai tedeschi - lungo cui correva il fronte di guerra in Italia durante le ultime fasi della Seconda guerra mondiale: a nord erano attestate le forze dell'Asse, ovvero la Wehrmacht ed i militari della RSI, a sud gli Alleati Angloamericani.
La linea tagliava in due la penisola italiana da Massa-Carrara a Pesaro e si estendeva per una lunghezza di 320 km. La Linea Gotica passava anche dal Folgorito: infatti nell’area di vetta si trovano una trincea con due ricoveri e due bunker. In generale, nella zona, i resti di trincee tedesche appartenenti alla Linea sono numerosi e spesso in buono stato di conservazione.
Il 5 aprile del 1945, proprio nella zona del Folgorito, la fanteria angloamericana guidata dalla formazione partigiana dei Patrioti Apuani sorprese i soldati tedeschi del generale Otto Fretter Pico, aprendo così il primo varco sul settore occidentale della Linea Gotica e dando avvio alla liberazione apuana.

Il nostro itinerario inizia da Seravezza (50 m. s.l.m.), vera e propria porta d’ingresso versiliese delle Apuane. Immediatamente prima del ponte rinforzato in ferro sul Fiume Versilia (alle porte del paese), dobbiamo girare a sinistra, costeggiando il Versilia stesso e quindi il Serra. Superiamo alcune case (il fiume rimane sempre alla nostra destra), e dopo circa 1-2 km incontriamo sulla sinistra un ripido stradello in cemento (100-150 metri prima del cartello che segnala l’abitato di Riomagno): è l’inizio, non segnalato, del sentiero CAI 140 che dobbiamo prendere. Il sentiero, in questo primo tratto “cementificato”, costeggia alcune case, poi, con numerose risvolte, si inoltra nel bosco. Siamo ora su una mulattiera magnificamente conservata, che con diversi tornanti risale le pendici del M.Canala. Finalmente raggiungiamo l’ampia cresta boscosa del M.Canala e si può ammirare il luminoso panorama che si apre su tutta la costa versiliese: è passata circa un’ora da quando siamo partiti dal fondovalle del Serra.
Qui, sempre seguendo la linea di cresta (presente traliccio), dobbiamo svoltare a destra (da sinistra proviene la mulattiera che parte da Ripa), seguendo ancora il sentiero 140. Il sentiero è in questo tratto ancora più spettacolare ed attraversa pini e ginepri, classiche piante mediterranee.
Giungiamo quindi al minuscolo borgo di Cerreta San Nicola (574 m. s.l.m.), proprio alle pendici del Folgorito. Sono presenti alcune case, qualche animale ed alcuni vecchi terrazzamenti. Molto bella è la chiesetta da cui è possibile ammirare un ampio panorama sulla costa. Anche qui, come a Puntato o a Campanice, si respira un’aria d’altri tempi.
Continuiamo il cammino sul sentiero 140, fino a che incontriamo un bivio: possiamo imboccare il 140 bis che ci permette di tagliare i tornanti dello stradello che arriva quasi in vetta al Folgorito oppure possiamo continuare il cammino sul sentiero 140 percorrendo la stradina sterrata. Il 140 bis si ricongiunge poi con lo stradello (CAI 140) che seguiamo fino ad arrivare alla base della cuspide sommitale del Folgorito (sulla sinistra visibile la Baita Garibaldi). Nel punto in cui il sentiero oltrepassa la vetta sulla sinistra noi dobbiamo girare a destra seguendo un’evidente traccia che tra ginepri ed altre piante mediterranee ci conduce il vetta al Folgorito (911 m. s.l.m.), dove è presente una grossa croce. Sono passate circa due ore e mezzo da quando siamo partiti da Seravezza ed il panorama è veramente notevole: la costa, da La Spezia a Livorno, è sotto di noi, mentre alle nostre spalle le maggiori cime delle Apuane – dal Sagro al Gabberi – sembrano quasi abbracciarsi per formare un’infinita corona di montagne.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Giannelli, Giorgio Almanacco Versiliese, Edizioni Versilia Oggi, 2001-2008, voll. 1, 3 (vedi voci “Cerreta S. Nicola”, “Chiese e oratori”, “Monte Folgorito”).

Gierut Lodovico (a cura di), Monumenti e Lapidi in Versilia in memoria dei Caduti di tutte le guerre, Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra – Comitato provinciale di Lucca, 2001.

 


 

Cerreta San Nicola


 

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